Nella cinquantasettesima puntata del podcast Ospitalità 4.0 Edoardo e Marco affrontano il tema complesso della lettura di un bilancio di un’azienda ricettiva, insieme a Paolo Ferrucci Dottore Commercialista e revisore contabile.
L’albergatore è un imprenditore e da imprenditore non può prescindere dalla lettura dei dati per prendere delle decisioni.
Molti di questi dati sono presenti nel software gestionale PMS, ma un altro documento decisamente autorevole che dobbiamo prendere in considerazione è il bilancio.
L’art. 2195 del c.c. definisce l’imprenditore commerciale come “colui che svolge un’attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi”.
È chiaro quindi che l’albergatore, è a tutti gli effetti, un imprenditore e come tale deve organizzare la propria attività in modo puntuale, con la stessa ottica previsionale di come farebbe l’imprenditore di qualunque altra impresa.
Naturalmente, l’imprenditore commerciale si avvale nell’organizzazione dell’impresa di alcuni collaboratori sia autonomi sia subordinati.
Tale attività può essere espletata sia da una persona fisica (imprenditore individuale), sia da un ente/società (imprenditore collettivo).
Ci sono diverse vesti giuridiche adottabili con una conseguente tipologia di bilancio:
Volendo concentrare la nostra attenzione sulla veste giuridica delle Società a Responsabilità Limitata, possiamo elencare gli adempimenti classici ai quali questa è solitamente sottoposta:
Il bilancio evidenzia quindi la situazione economica, patrimoniale e finanziaria, della mia struttura ricettiva.
Il bilancio va quindi studiato sotto diverse “chiavi”:
Lo studio dei costi ed i ricavi della nostra attività ricettiva parte dal conto economico.
I costi, in base alla loro natura e a come impattano sulla nostra attività, possono essere classificati come COSTI FISSI e COSTI VARIABILI.
Sono definiti come costi fissi quei costi che non variano al variare dei volumi prodotti (vendite), ovvero nel nostro caso, sono quei costi che non variano al variare del numero di ospiti e/o prenotazioni che avrò nella struttura.
Sono quei costi che in ogni caso io sosterrò indipendentemente dalle vendite, e che quindi sono necessari per il mantenimento della struttura/attività permanente.
Ad esempio, il costo dell’affitto, il noleggio dei macchinari e la tassa di occupazione suolo pubblico sono costi fissi.
I costi fissi di una struttura alberghiera, sono quelli che prescindono dal tasso di occupazione delle camere e dal numero di prenotazioni ricevute.
Una presenza maggiore o minore di ospiti non cambia in nessun modo l’ammontare di queste spese, che vanno sostenute sempre.
In questa categoria rientrano ad esempio:
Sono definiti come costi variabili quelli che, nel loro ammontare complessivo, variano proporzionalmente al variare della quantità prodotte, ovvero nel nostro caso, sono quei costi che variano al variare del numero di ospiti e/o prenotazioni che avrò nella struttura.
Ad esempio il consumo degli alimenti e vivande e i consumi di detersivo per la pulizia sono costi variabili.
I costi variabili sono quelli più importanti per la definizione della strategia di vendita e per la definizione della tariffa di partenza, cioè quella che va a coprire i costi variabili.
Per questo motivo è importante cercare di essere quanto più competitivi possibile e ogni riduzione che si potrà fare (sulle voci di costo variabile) permetterà di avere 2 vantaggi:
I costi variabili di una struttura alberghiera sono invece quelli connessi al volume di vendita, e quindi strettamente dipendenti dal numero di prenotazioni ricevute e dalla presenza di clienti nella struttura.
All’interno di questa categoria rientrano:
Sarebbe buona prassi classificare i costi della propria attività, per poter poi procedere a delle analisi di breve e lungo periodo e valutare l’incidenza sulla redditività.
Quindi è evidente che, quando i ricavi diminuiscono i costi variabili si riducono, mentre i costi fissi rimangono costanti. Quindi un’attività che ha molti costi variabili soffre di meno, in termini di utili, le conseguenze di un calo di fatturato.
Nonostante questo, è anche vero che, quando il fatturato cresce le attività che hanno tanti costi fissi, ne beneficiano di più in termini di utili perché appunto i costi fissi, non variano all’aumentare delle vendite.
Il problema è che l’attività di una struttura ricettiva, ad alta intensità di costi fissi, per sopravvivere deve costantemente avere volumi molto vicini alla massima occupazione della struttura.
Un’attività è può essere considerata “flessibile” o “rigida”:
Classificando il bilancio, in modo da evidenziare i costi in fissi e variabili, il costo totale sarà pertanto uguale alla somma, per ogni quantità, della quota di costo fisso e della quota variabile.
I costi in base alla loro natura, possiamo distinguere i costi in COSTI DIRETTI e COSTI INDIRETTI:
In base alla loro competenza e quindi alla loro riconducibilità di spesa, possono essere classificati come:
Per un imprenditore e per un’azienda riuscire a capire con esattezza quali e quanti sono costi sono fissi e quali invece sono variabili non è un’operazione sempre facile da fare.
Questa distinzione va condotta con l’aiuto di un consulente professionista che segue l’azienda da vicino e che sia in grado di unire i dati ed i numeri provenienti dal PMS con i numeri del bilancio.
Solo in questo modo possiamo creare la nostra strategia tariffaria che sia costruita basandosi sui dati e non su impressioni o, ancor peggio, copiando quello che fanno i nostri competitor in termini di prezzo e tariffe.
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